Nelle collezioni mineralogiche storiche europee capita di trovare etichette ottocentesche con una dicitura ricorrente: Granato - Ala, Piemont. Cartellini scritti a mano che accompagnano cristalli verdi o arancioni di grande bellezza. Molti di quei campioni, riesaminati con criteri moderni, si sono rivelati non granati ma vesuvianite.
Non è un errore banale, ed è la porta d'ingresso a una delle storie mineralogiche italiane più interessanti: quella della Val d'Ala, una valle piemontese che ha dato alla mineralogia mondiale non solo campioni straordinari, ma anche nomi.
Dove siamo: le Valli di Lanzo
La Val d'Ala è una delle tre Valli di Lanzo, a nord-ovest di Torino, nel settore piemontese delle Alpi Graie. Risale da Lanzo verso Ala di Stura e Balme, fino ai contrafforti che chiudono la valle sotto le cime di confine.
Dal punto di vista geologico siamo nella Zona Piemontese, il settore delle Alpi occidentali costituito dai resti dell'antico oceano ligure-piemontese: rocce ofiolitiche, serpentiniti, metabasiti e calcescisti che rappresentano frammenti di crosta e mantello oceanico incorporati nella catena durante la collisione alpina.
Le rodingiti: il vero segreto della valle
Qui va corretto un equivoco diffuso. I minerali della Val d'Ala non vengono da uno skarn di contatto, cioè dalla trasformazione di calcari a opera di un magma intrusivo. Vengono da un ambiente diverso e più raro: le rodingiti.
Le rodingiti si formano quando le rocce ultrabasiche del mantello, messe a contatto con acqua, si trasformano in serpentiniti. Questo processo libera fluidi fortemente alcalini e ricchi di calcio, che invadono i corpi di roccia inglobati nelle serpentiniti - tipicamente filoni basaltici o gabbrici - e li trasformano completamente.
Il risultato è una roccia nuova, compatta e chiara, composta da minerali di calcio e alluminio: grossularia, diopside, vesuvianite, clinocloro, epidoto. Il nome viene da Rodingia, in Nuova Zelanda, dove furono descritte per la prima volta, ma le Alpi occidentali sono tra i luoghi dove il fenomeno è meglio esposto e più studiato al mondo.
Nelle fratture e nelle cavità di queste rodingiti i minerali hanno potuto crescere liberamente, sviluppando i cristalli limpidi e ben formati che hanno reso celebre la valle.
La Val d'Ala nella storia della mineralogia
La fama della valle è antica. Già nel Settecento e nell'Ottocento i campioni di Ala circolavano nelle collezioni europee e venivano studiati dai principali mineralogisti del tempo.
Il segno più duraturo di quella stagione sono i nomi. Il diopside bianco-verdastro della valle fu chiamato alalite, dal nome della località: un termine oggi in disuso come specie autonoma, ma ancora vivo nella letteratura storica e nelle vecchie etichette. Analogamente il granato arancione-rosato circolava come granato di Ala.
Il fatto che una valle alpina abbia lasciato il proprio nome in un termine mineralogico dice quanto quei campioni fossero considerati importanti.
Vesuvianite o granato? Perche la confusione
La sovrapposizione tra i due minerali non è frutto di sciatteria: è un equivoco che ha basi reali.
Vesuvianite e grossularia si formano nello stesso ambiente, spesso nella stessa cavità, con colori simili che vanno dal verde al giallo-bruno al rosato. Entrambe hanno lucentezza vitrea e durezza elevata. In campioni di piccole dimensioni o con cristalli non perfettamente formati, la distinzione a occhio nudo può essere davvero difficile.
La differenza decisiva è nella simmetria. La vesuvianite cristallizza nel sistema tetragonale e forma prismi a sezione quadrata, spesso tozzi, con terminazione piramidale o piana. Il granato cristallizza nel sistema cubico e forma rombododecaedri e trapezoedri: cristalli tondeggianti a molte facce, senza allungamento.
La regola pratica è semplice: se è allungato non è granato. Un cristallo prismatico, per quanto verde, non può essere grossularia. Viceversa un cristallo tondeggiante a dodici o ventiquattro facce non è vesuvianite.
Sui campioni dubbi restano altri elementi: la vesuvianite ha densità leggermente inferiore, e sui cristalli prismatici mostra spesso striature parallele all'allungamento. Il quadro completo sulla specie e nella guida completa alla vesuvianite e nella scheda della vesuvianite.
Cosa si trova in Val d'Ala
La valle è nota per una paragenesi ricca e caratteristica, tipica delle rodingiti alpine.
La vesuvianite vi si presenta in prismi tetragonali verdi, talvolta bruno-verdastri, con lucentezza vitrea e buona trasparenza nei campioni migliori. La grossularia, il granato calcico, forma cristalli dodecaedrici da incolori a rosati ad arancioni: il celebre granato di Ala. Il diopside, il pirosseno calcico-magnesiaco, cristallizza in prismi bianchi o verde pallido: è l'antica alalite. Il clinocloro, minerale del gruppo delle cloriti, forma lamelle verdi che spesso accompagnano gli altri minerali nelle cavità.
Completano il quadro andradite, quarzo e altre specie minori. L'elenco aggiornato di quanto documentato nel nostro atlante è nella scheda della Val d'Ala.
Le vecchie etichette e il loro valore
C'è un aspetto che il collezionismo mineralogico ha imparato ad apprezzare: un'etichetta sbagliata può valere più di una giusta, se è antica.
Un campione di Val d'Ala accompagnato da un cartellino ottocentesco che dice Granato non è un pezzo declassato: è un documento. Testimonia il momento in cui quel campione è entrato in collezione, il nome del raccoglitore o del venditore, lo stato delle conoscenze di allora. Nel mercato specializzato la provenienza documentata è uno dei fattori che pesano di più sul valore, e le vecchie etichette italiane delle località classiche sono ricercate quanto i campioni che accompagnano.
La regola per il collezionista e conservarle sempre, anche quando l'identificazione va corretta: si aggiunge il cartellino nuovo, non si butta il vecchio.
Valore e mercato
Il materiale storico di Val d'Ala si colloca su un piano collezionistico di buon livello, ma le cifre variano moltissimo per qualità, dimensione, associazioni e provenienza, quindi vanno verificate sul mercato attuale piuttosto che dedotte da liste generiche.
I fattori che contano: nitidezza e integrità dei cristalli, trasparenza, qualità della matrice e delle associazioni, e come sempre la provenienza documentata. Un campione con etichetta storica e collocazione precisa vale sensibilmente più dello stesso pezzo anonimo.
Una cautela sulle attribuzioni: sul mercato circolano vesuvianiti di varie provenienze mondiali, e l'etichetta Val d'Ala è commercialmente attraente. Senza documentazione, un'attribuzione a una località classica va presa per quello che è: un'ipotesi del venditore.
Raccolta: cosa sapere
Le Valli di Lanzo sono un'area alpina frequentata, ma la ricerca mineralogica seria si svolge su terreno di montagna con tutte le implicazioni del caso: versanti ripidi, meteo mutevole, terreno instabile nei valloni detritici.
Sul piano normativo, la raccolta di minerali in Italia è disciplinata a livello regionale: per il Piemonte conviene informarsi presso la Regione e gli enti competenti sulle regole applicabili al sito specifico. Vanno inoltre rispettate le proprietà private e le eventuali aree tutelate.
Un'ultima nota: nella zona sono presenti cave e siti minerari dismessi, alcuni legati alla storica estrazione dell'amianto nell'area di Balangero, poco a valle. Si tratta di ambienti pericolosi e soggetti a vincoli specifici, dove non si entra.
Conclusione
La Val d'Ala è una di quelle località in cui la mineralogia italiana ha scritto pagine che il resto del mondo ha letto. I suoi cristalli hanno attraversato tre secoli di collezionismo, hanno cambiato nome e classificazione, hanno lasciato termini nel vocabolario mineralogico.
E hanno insegnato una cosa che vale ancora: che un minerale non è solo la specie a cui appartiene, ma anche la storia di come è stato trovato, classificato, scambiato e conservato. Tutte le località piemontesi e italiane su l'Atlante dei Minerali d'Italia.
💬 Commenti (0)
Lascia un commento
Nessun commento ancora. Sii il primo!