Goslarite
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Descrizione
La goslarite è un solfato idrato di zinco, con formula ZnSO₄·7H₂O, appartenente alla classe dei solfati. È il diretto analogo dello zinco rispetto all'epsomite (magnesio) e alla melanterite (ferro), con cui condivide struttura cristallina e molte caratteristiche fisiche. Il nome deriva dalla città di Goslar, in Germania, dove il minerale fu identificato per la prima volta in associazione con i celebri giacimenti metalliferi dell'Harz.
Caratteristiche
La goslarite si presenta tipicamente come croste, efflorescenze polverose o cristalli prismatici allungati, spesso di piccole dimensioni. Il colore è bianco o bianco-verdognolo, talvolta incolore. La lucentezza è vitrea, la durezza molto bassa (circa 2-2,5 sulla scala di Mohs) e la solubilità in acqua è elevata. I cristalli sono fragili e tendono a perdere acqua di cristallizzazione (le molecole d'acqua legate nella struttura) con facilità, diventando opachi e polverosi.
Genesi
Si forma per ossidazione secondaria di minerali di zinco, in particolare della sfalerite, nelle zone di alterazione superficiale dei giacimenti solfurei. È un minerale tipicamente effimero, che si sviluppa rapidamente in ambienti umidi e ricchi di acidi solforici derivati dall'alterazione dei solfuri.
Varietà e curiosità
Non presenta varietà mineralogiche riconosciute. Storicamente, il solfato di zinco solubile ottenuto da questo minerale era noto come «vetriolo bianco» e veniva utilizzato in tintoria e in medicina come astringente.
Importanza per i collezionisti
La goslarite è ricercata per la rarità dei campioni ben cristallizzati e per il suo valore sistematico nelle collezioni di solfati. Va conservata in condizioni di umidità controllata per evitarne il deterioramento.
Località italiane
In Italia è segnalata in alcune miniere sarde, in particolare nei giacimenti a solfuri polimetallici dell'Iglesiente, e in Toscana presso siti storici legati alla lavorazione dei metalli.