VM
vulcanico

Osilo

Sassari, Sardegna · 40.7400°N, 8.6781°E

Foto (4)

Ametista di Osilo
Ametista di Osilo
📸 admin
Osilo, la vallata della frazione di San Lorenzo. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Osilo, la vallata della frazione di San Lorenzo. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
📸 admin
Panorama dell'abitato di Osilo arroccato sulla collina. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Panorama dell'abitato di Osilo arroccato sulla collina. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
📸 admin
Il Monte Tuffudesu che sovrasta Osilo, con i resti del castello dei Malaspina. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Il Monte Tuffudesu che sovrasta Osilo, con i resti del castello dei Malaspina. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
📸 admin
Descrizione
Il distretto di Osilo è caratterizzato da imponenti ammassi di rocce vulcaniche di epoca oligo-miocenica, principalmente andesiti e trachite. Nel corso dei millenni, la circolazione di fluidi idrotermali caldi e ricchi di silice all'interno delle cavità gassose della roccia ha dato vita a geodi di dimensioni variabili (fino a 60 centimetri di diametro).

La particolarità assoluta di Osilo risiede nella qualità del quarzo ametista qui estratto: i cristalli presentano una lucentezza vitrea e una saturazione del colore viola (dal lilla tenue al viola scuro e profondo) che rivaleggia con i migliori esemplari alpini e brasiliani. Spesso l'ametista è associata a eleganti sferule di calcedonio grigio-azzurro e a splendidi cristalli tabulari di zeoliti (come l'heulandite e la laumontite).
Storia
L'epopea mineralogica di Osilo non è legata a una multinazionale o a scavi industriali storici, bensì all'attività delle cave di trachite e materiali da costruzione attive nel corso del Novecento, destinate all'edilizia locale e alle infrastrutture stradali.

La svolta avvenne a partire dagli anni '70 e '80, quando durante le operazioni di sbancamento e volata con esplosivi nelle pareti di roccia, i cavatori iniziarono a intercettare enormi "bolle" cave tappezzate di cristalli viola. La voce si sparse rapidamente, attirando ricercatori da tutta Europa. I siti più produttivi e celebri divennero la Cava Capurru e la Cava di Crastu Muradu. Con la progressiva cessazione delle attività estrattive industriali, le cave sono state abbandonate, lasciando le pareti esposte all'azione degli elementi e alle ricerche dei collezionisti.
Stato del sito e accessibilità
Stato legale: le aree delle ex-cave sono proprietà private o demaniali aperte. L'accesso è tecnicamente libero (non recintato), ma l'esplorazione avviene totalmente a proprio rischio e pericolo a causa del pericolo latente di distacco di massi dalle pareti verticali instabili.

Raccolta minerali: la ricerca e la raccolta libera sul suolo (frammenti di riporto) sono generalmente tollerate a livello collezionistico amatoriale, ma è severamente vietato l'uso di attrezzature pesanti, l'effettuazione di scavi profondi o il distacco forzato di roccia dalle pareti delle cave.
Come arrivare
Per Cava Crastu Muradu: dal centro di Sassari si imbocca la Strada Statale 127 (SS 127) in direzione Osilo. Poco prima di raggiungere il paese, sulla destra, si incontra un ampio slargo stradale facilmente riconoscibile per la presenza di vecchi manufatti e ruderi edilizi dismessi dell'ex impianto di frantumazione. Si parcheggia nello spiazzo e si accede a piedi al livello base della cava tramite il sentiero battuto.

Per Cava Capurru: si trova poco distante, nell'immediata periferia dell'abitato. È raggiungibile tramite una rampa carrabile in cemento (un tempo utilizzata dai camion della cava) che sale direttamente dalla viabilità secondaria del paese.

Posizione