Esiste una gemma italiana che al carato può superare molti smeraldi e rubini, e che i gemmologi di tutto il mondo riconoscono al primo sguardo per un dettaglio che altrove sarebbe considerato un difetto: un ciuffo di fibre dorate al suo interno, disposte a raggiera come la coda di un cavallo.
È il demantoide, la varietà verde del granato andradite, e in Italia il suo nome è legato a una valle sola: la Val Malenco, in provincia di Sondrio.
Cos'è il demantoide
Il demantoide e la varietà verde gemma dell'andradite, il granato di calcio e ferro di formula Ca3Fe2(SiO4)3. Il colore verde, dal tenue al brillante quasi smeraldino, è dovuto a tracce di cromo: senza cromo l'andradite resta bruna o giallastra e non ha interesse gemmologico.
Il nome viene dall'olandese demant, «diamante», e non è un'esagerazione commerciale: il demantoide ha una dispersione ottica di 0,057, superiore a quella del diamante (0,044). La dispersione è la capacità di scomporre la luce bianca nei colori dello spettro, cioè quello che in gemmologia si chiama fuoco. Un demantoide ben tagliato lampeggia di rosso, arancio e verde con un'intensità che pochissime gemme raggiungono.
Le altre costanti: durezza 6,5-7 sulla scala di Mohs, indice di rifrazione elevato attorno a 1,88, sistema cubico come tutti i granati, nessuna sfaldatura. La durezza inferiore al diamante e al corindone lo rende adatto a orecchini, pendenti e spille più che ad anelli da uso quotidiano.
La coda di cavallo: quando un'inclusione vale di più
C'è un fatto che in gemmologia rappresenta quasi un'anomalia. Nella stragrande maggioranza dei casi le inclusioni riducono il valore di una gemma: sono impurità, disomogeneità, difetti di crescita che sottraggono limpidezza.
Nel demantoide accade il contrario. I cristalli provenienti dai giacimenti in serpentinite contengono spesso fasci di fibre radiali che si irradiano da un punto centrale, disegnando la caratteristica figura chiamata coda di cavallo (horsetail nella letteratura internazionale). Si tratta di fibre di serpentino, tipicamente crisotilo, incorporate durante la crescita del cristallo.
Quelle fibre sono considerate un pregio, e per due ragioni. La prima è estetica: la figura è bella, unica, e conferisce alla gemma un carattere riconoscibile. La seconda è diagnostica: la coda di cavallo indica un'origine da giacimento in serpentinite, come quelli russi degli Urali e quelli alpini, e distingue immediatamente il materiale dai demantoidi di altre provenienze e dalle imitazioni sintetiche.
È l'unico caso, o quasi, in cui un compratore esperto paga di più per una gemma meno limpida.

Perché proprio la Val Malenco
La Val Malenco risale da Sondrio verso il gruppo del Bernina, ed e una delle località mineralogiche più ricche d'Europa. La ragione sta nella sua costituzione geologica: la valle è scavata in gran parte in serpentiniti, rocce derivate dal mantello terrestre e portate in superficie durante la costruzione della catena alpina.
Dove le serpentiniti inglobano corpi di roccia diversa, e dove i fluidi della serpentinizzazione hanno potuto agire, si sono formate le rodingiti: rocce metasomatiche ricche di calcio e alluminio, che ospitano una paragenesi caratteristica. Non sono rocce rarissime in assoluto, ma sono legate agli ambienti ofiolitici, e le Alpi ne offrono alcune delle esposizioni migliori al mondo.
È in questo contesto che nasce il demantoide: dalla combinazione tra fluidi ricchi di calcio e ferro e la presenza di cromo nelle rocce ultrabasiche circostanti. Il cromo, elemento tipico del mantello, è proprio l'ingrediente che trasforma una comune andradite bruna nella gemma verde.

Non solo demantoide: la ricchezza della valle
Il demantoide è la gemma più preziosa della Val Malenco, ma la valle è nota ai collezionisti per una lista di specie che poche località europee possono eguagliare. Nel nostro atlante vi sono documentati, tra gli altri, diopside, titanite, magnetite, epidoto, clinozoisite, perovskite, rodonite, talco, quarzo e serpentino.
La valle ha anche una storia estrattiva importante: le cave di serpentino — la celebre pietra ollare lavorata fin dall'antichità per pentole e stufe — e i siti legati all'estrazione dell'amianto, oggi dismessi.

Un'avvertenza importante. Le aree legate all'estrazione dell'amianto sono soggette a vincoli e comportano rischi sanitari reali: le fibre di asbesto sono cancerogene per inalazione. Non sono luoghi dove andare a cercare minerali, e i materiali fibrosi non vanno maneggiati, spazzolati o trasportati. Chi possiede vecchi campioni con matrice fibrosa dovrebbe tenerli chiusi in contenitori sigillati e non manipolarli a secco.
Riconoscere il demantoide
Il demantoide si riconosce dalla combinazione di colore verde, fuoco intenso e abito cubico: rombododecaedri o trapezoedri tondeggianti, mai prismi allungati. Su questo punto vale la stessa regola che distingue i granati dalla vesuvianite: se il cristallo è allungato, non è granato.
Le confusioni possibili sono con lo smeraldo (che però è esagonale, molto meno disperso e con inclusioni diverse), con il peridoto (rombico, con birifrangenza visibile che sdoppia gli spigoli) e con la tsavorite, che è grossularia verde: stesso sistema cubico, ma dispersione nettamente inferiore e nessuna coda di cavallo.
Il fuoco resta il carattere più evidente: nessun'altra gemma verde lampeggia come un demantoide ben tagliato.
Valore e mercato
Il demantoide è tra i granati più costosi in assoluto, e il materiale di qualità gemma raggiunge quotazioni elevate. Le cifre però variano enormemente per colore, dimensione, limpidezza, taglio e provenienza, e vanno verificate sul mercato attuale piuttosto che dedotte da valori generici: il divario tra un piccolo cristallo da collezione e una gemma tagliata di qualità superiore è di ordini di grandezza.
I fattori che pesano: saturazione e vivacita del verde (i migliori tendono allo smeraldino), dimensione — le gemme sopra il carato sono rare e il prezzo cresce più che proporzionalmente — presenza e bellezza della coda di cavallo, e provenienza documentata. Il materiale russo degli Urali, storicamente il più celebre, e quello alpino italiano occupano le fasce alte.
Per il collezionista di minerali, piuttosto che per il compratore di gemme, contano il cristallo integro su matrice, la nitidezza delle facce e l'associazione con le altre specie della paragenesi. Un cristallo ben formato su rodingite è un pezzo di grande soddisfazione anche quando non ha qualità gemmologica.
Conclusione
Il demantoide della Val Malenco è un caso in cui la geologia italiana produce qualcosa che il mondo riconosce. Nasce dall'incontro tra le rocce del mantello e i fluidi che le hanno trasformate, prende il verde dal cromo delle ultrabasiche, e porta dentro di sé le fibre di serpentino che raccontano da dove viene.
È una gemma che si presenta con la propria carta d'identita scritta all'interno. Tutte le località alpine e italiane su l'Atlante dei Minerali d'Italia.
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