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miniera-storica

Salafossa

Belluno, Veneto · 46.5333°N, 12.5833°E
Descrizione
La miniera di Salafossa, nel comune di San Pietro di Cadore (Belluno), è stata uno dei più importanti giacimenti a piombo-zinco delle Alpi orientali italiane. La mineralizzazione è di tipo stratiforme-idrotermale, incassata nelle dolomie triassiche del Comelico: un classico deposito alpino a solfuri di zinco e piombo. I minerali principali sono la sfalerite (blenda), coltivata come minerale di zinco, e la galena, accompagnate da pirite, marcasite, dolomite e barite di ganga. Salafossa è nota nella letteratura mineralogica internazionale anche per il ritrovamento della geocronite, solfosale di piombo, antimonio e arsenico, oggetto di uno studio specifico del 1973. Coltivata industrialmente nel Novecento con moderne tecniche a cielo aperto e in sotterraneo, la miniera fu chiusa nel 1986.
Storia
La miniera di Salafossa fu coltivata industrialmente nel Novecento per lo zinco e il piombo, diventando uno dei principali produttori italiani di blenda. La geocronite del giacimento fu descritta in uno studio pubblicato sui Neues Jahrbuch für Mineralogie (1973). La coltivazione cessò nel 1986. Il sito è documentato da stereogrammi conservati al Museo Geo-Minerario di Agordo.
Stato del sito e accessibilità
⚠️ Miniera dismessa (1986); gallerie, pozzi e cantieri a cielo aperto sono pericolosi: ingresso vietato. La GALENA contiene PIOMBO e la sfalerite può contenere CADMIO (tossici); le discariche generano drenaggio acido: non ingerire polveri, lavarsi le mani.

Posizione